ssendo
una volta santa Chiara gravemente inferma, sicché ella
non potea punto andare a dire l'ufficio in chiesa con l'altre
monache, vegnendo la solennità della natività
di Cristo, tutte l'altre andarono al mattutino; ed ella si
rimase nel letto, mal contenta ch'ella insieme con l'altre
non potea andare ad avere quella consolazione ispirituale.
Ma Gesù Cristo suo sposo, non volendola lasciare così
sconsolata, sì la fece miracolosamente portare alla
chiesa di santo Francesco ed essere a tutto l'ufficio del
mattutino e della messa della notte, e oltre a questo ricevere
la santa comunione, e poi riportarla al letto suo.
Tornando le monache a santa Chiara, compiuto l'ufficio in
santo Damiano, sì le dissono: "O madre nostra
suora Chiara, come grande consolazione abbiamo avuta in questa
santa natività! Or fusse piaciuto a Dio, che voi fossi
stata con noi!". E santa Chiara risponde: "Grazie
e laude ne rendo al nostro Signore Gesù Cristo benedetto,
sirocchie mie e figliuole carissime, imperò che ad
ogni solennità di questa santa notte, e maggiori che
voi non siate state, sono stata io con molta consolazione
dell'anima mia; però che, per procurazione del padre
mio santo Francesco e per la grazia del nostro Signore Gesù
Cristo, io sono stata presente nella chiesa del venerabile
padre mio santo Francesco, e con li miei orecchi corporali
e mentali ho udito tutto l'ufficio e il sonare degli organi
ch'ivi s'è fatto, ed ivi medesimo ho presa la santissima
comunione. Onde di tanta grazia a me fatta rallegratevi e
ringraziate Iddio".
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.